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Ciclo
di film
Venerdì
16 Maggio - Mattina per le scuole
Scuola media Boiardo Vallisneri
Supermosca
Gédéon Programmes, Francia, 2002, 52 min
Drosophila melanogaster è il
nome che gli specialisti usano per il moscerino della
frutta (o mosca della frutta). Si tratta di un insetto
che ha avuto un ruolo da protagonista nella storia moderna
dell’evoluzione e della biologia molecolare perché,
da un secolo a questa parte, è stato il modello
animale più utilizzato per lo studio dei meccanismi
alla base della biologia e della genetica.
La Drosophila condivide con l’uomo il 60% del
patrimonio genetico; inoltre ha un ritmo riproduttivo
rapidissimo (solo due settimane) e ciò l’ha
resa particolarmente adatta alla sperimentazione in
laboratorio, facendole guadagnare un posto di rilievo
in tutti gli studi e scoperte che hanno segnato le tappe
fondamentali della genetica. A partire dai lavori di
Thomas Hunt Morgan, che nei primi anni del secolo gettava
le fondamenta della futura mappa del genoma, il documentario
si propone di illustrare il ruolo che questo insetto
ha giocato nelle ricerche dei grandi protagonisti, tra
cui Tracey Chapman, Seymour Benzer e Jean François
Ferveur.
La Drosophila costituisce dunque una sorta di filo di
Arianna che lega tra loro i primi timidi passi della
genetica, le leggi dell’ereditarietà di
Mendel e persino i lavori più recenti sul comportamento
umano e sulla messa a punto di nuovi farmaci: come emerge
dalle testimonianze dei ricercatori, che presentano
le attuali linee di ricerca, la Drosophila continua
ad avere un ruolo di prim’ordine, grazie alla
facilità e ai bassi costi che la sua utilizzazione
in laboratorio comporta.
Ed è per raccontare questo bel capitolo di storia
e attualità della ricerca genetica che l’autore,
Philip Smith, ha utilizzato tutto ciò che la
televisione può oggi mettere al servizio della
scienza: reportage nei grandi laboratori - in Inghilterra,
Stati Uniti e Francia - ricostruzioni storiche, modelli
3D, ….
Leggere il libro
della vita
Medicinema Ltd., Canada, 2005, 30 min.
Nel 2003, dopo una intensa competizione
scientifica culminata in una storica conferenza stampa
alla Casa Bianca, è stata svelata la sequenza
del genoma umano. I responsabili di questa impresa epica,
fra cui Frances Collins, Craig Venter, Eric Lander,
John Sulstan e Sidney Brenner, spiegano l’origine
del progetto, come è stato realizzato e cosa
ha rivelato circa il nostro “libro della vita”.
La sorpresa maggiore è stata scoprire che i geni
sono molto meno numerosi di quanto ci si aspettasse:
non i centomila un tempo ipotizzati, ma 30 o 40 mila.
In realtà ogni gene è impiegato in molti
modi, e porta così alla produzione di diverse
proteine. Conoscere la sequenza completa ha dato avvio
a un modo nuovo di fare ricerca in genetica e ha semplificato
l’identificazione di geni implicati nello sviluppo
di malattie.
La serie Decifrare il codice – Genetica, la saga
continua sponsorizzata dalla americana National Science
Foundation e più volte premiata in festival di
cinematografia scientifica, si compone di nove episodi
che raccontano la storia e i concetti fondamentali della
genetica – da Aristotele e Mendel fino al nuovo
mondo del genoma umano e agli OGM – affrontando
tematiche complesse in modo fresco e divertente.
Leggere il libro della vita pone in particolare l’attenzione
sul cromosoma 7, collegato alla Sindrome di Williams,
che produce una mescolanza insolita di deficit intellettivi,
forza, talento musicale e doti relazionali. Steve Scherer,
ricercatore canadese e uno dei massimi studiosi di questo
cromosoma, ci accompagna nel viaggio.
Sabato 17 Maggio
- mattina per le scuole
Scuola media Boiardo Vallisneri
Nature Tech – La magia
del movimento
Walter Kohler, MR-Film/ORF/ARTE, Austria, 2006, 49 min.
La vita ha fatto la sua comparsa sul
nostro pianeta circa 4 miliardi di anni fa: in questo
lasso di tempo la selezione naturale ha dovuto risolvere
ogni genere di problema. Piante e animali hanno sviluppato
i modelli migliori, più efficienti e meno dispendiosi
dal punto di vista energetico, per sopravvivere e riprodursi.
Grazie allo sviluppo delle scienze fisiche, chimiche
e informatiche, oggi siamo in grado di indagare a fondo
queste strategie vincenti. Molti scienziati suggeriscono
pertanto di cercare ispirazione nel mondo naturale:
in natura, è il loro credo, esistono risposte
a domande non ancora formulate.
Negli ultimi dieci anni, quindi, un nuovo modo di pensare,
ispirato dalla natura, ha aperto possibilità
sorprendenti per il futuro della scienza e della tecnologia:
è l’era della Biomimetica. Lo scopo non
è semplicemente copiare la natura: gli studiosi
di questa disciplina indagano i principi che giacciono
dietro il successo della natura e cercano di applicarli
in modi nuovi e inaspettati.
La serie Nature Tech impiega metodiche di computer-grafica,
riprese ultrarapide e ultralente e tecniche di microscopia
elettronica applicate alla cinematografia per esplorare
questa disciplina appassionante.
L’episodio La magia del movimento dedica l’attenzione
principale al tema del volo, in una trattazione articolata
che fonde biologia, fisica e storia dell’aviazione,
portandoci dai primi studi di Leonardo sul volo degli
uccelli ai progetti dei jet più moderni. Non
solo: scopriamo come chi progetta automobili e robot
trovi ispirazione nella natura; capiamo come fanno gli
squali a nuotare così velocemente, come mosche
e gechi riescono ad aderire a superfici lisce e in che
modo gli avvoltoi potranno ispirare le nuove generazioni
di aerei di linea.
In viaggio verso i mari
di Marte
Australian Broadcasting Corporation, Australia, 2005,
28 min.
Nel 2003 la Terra ha sferrato un vero
e proprio attacco scientifico a Marte con il chiaro
obiettivo di trovare l’acqua, l’ingrediente
chiave per la vita. Nello spazio di un mese erano ben
tre le missioni che stavano completando il viaggio per
l’esplorazione del pianeta Rosso: una scommessa
ardita. Due terzi delle precedenti missioni erano fallite.
E anche questa volta non tutto sarebbe andato per il
meglio: successi e insuccessi sono arrivati insieme
ma complessivamente i risultati ottenuti compongono
un quadro di conoscenze incredibilmente ricco.
Il documentario della trasmissione australiana Catalyst
si concentra su fatti e dati in un momento chiave in
cui la nostra percezione del pianeta Marte sta notevolmente
cambiando. Nel Natale 2003, all’ingresso dell’atmosfera
marziana, il lander Beagle 2 della sonda europea Mars
Express smette di dare segnali. Nonostante questo, Mars
Express prosegue il lavoro, dando un contributo unico
nella storia dell’esplorazione marziana. Nello
stesso tempo la NASA si prepara alla discesa dei rover
Spirit e Opportunity: qualche problema con Spirit ma
Opportunity fa probabilmente l’atterraggio migliore
nella storia dell’esplorazione spaziale. I robot
delle missioni iniziano a scrutare il pianeta con un
dettaglio che non ha uguali prima d’ora e le missioni
hanno una durata più lunga di ogni più
rosea previsione. Ne emerge l’immagine di un pianeta
attivo che potrebbe aver ospitato oceani salati e le
condizioni favorevoli alla vita. C’è stata
acqua sul pianeta in passato? Di fronte a questa domanda
gli scettici sono ormai sempre meno. Ma oggi la questione
che si impone sopra a qualsiasi altra è: c’è,
ora, vita su Marte? Rispondere è la sfida più
attuale per gli scienziati.
Venerdì 16 Maggio
- pomeriggio per pubblico libero
Scuola media Boiardo Vallisneri
Ore 17,00
La Nanotecnologia
Wajnbrosse Productions per la Commissione Europea, Belgio,
2003, 26 min.
Due studenti devono preparare una presentazione
alla loro classe sulle nanotecnologie, ma sono completamente
impreparati sull’argomento. Due piccoli atomi
animati decidono di ingrandirsi un miliardo di volte
per prestare aiuto ai due giovani studenti, fornendo
loro le necessarie informazioni su questa nuova scienza
a cavallo tra chimica, fisica, biologia e informatica.
I ragazzi visitano vari laboratori in cui i ricercatori
mostrano loro le potenzialità delle nanotecnologie:
nanochip sempre più veloci, nuovi materiali dalle
proprietà sorprendenti (vetri su cui rimbalza
l’acqua, che si oscurano in base alle esigenze
più diverse e che non trasmettono calore), nuove
aggregazioni del carbonio che potranno servire anche
in campo medico. Per ultimo nuovi nanorobot ispirati
alle creature viventi; tutte conoscenze che faranno
incuriosire e sorprendere i due studenti e lo spettatore.
Il percorso del documentario è molto didattico,
adatto anche per gli spettatori più piccoli.
Il fantastico mondo di Escher
Film7 Roma e M. Emmer, Italia, 1994, 50 min.
Il documentario è un viaggio
nel fantastico mondo di Maurits Cornelis Escher: ispirandosi
a suggerimenti che provengono dallo stesso Escher l’autore
ha applicato la tecnica cinematografica, e in particolare
l’animazione, per far conoscere in profondità
i lavori di Escher e per rendere evidente il movimento
che nelle opere risulta implicito. Grazie a uno straordinario
e paziente lavoro, che parte da fotografie delle opere
originali, le animazioni avvicinano in modo "visivo"
la matematica e l'arte: il cinema aggiunge così
una dimensione all'opera grafica.
Il viaggio alla scoperta di questo mondo particolare
è guidato da matematici che dell'artista olandese
sono stati amici e collaboratori, capaci di commentarne
molte opere dal punto di vista matematico.
Tra i grandi matematici conosciuti da Escher vi è
anche Sir Roger Penrose che nel documentario racconta
il suo incontro con le opere dell'oggi famoso grafico:
“Quando andai a visitare la mostra (ad Amsterdam
nel 1954) la trovai particolarmente affascinante. Rimasi
molto colpito da quello che avevo visto e quando tornai
in Inghilterra cominciai a pensare se sarei stato capace
di fare anch'io qualcosa di geometricamente bizzarro,
ma non proprio dello stesso genere delle cose che avevo
visto alla mostra di Escher. Ho cominciato a fare dei
disegni di figure in un certo senso impossibili. Li
ho via via semplificati finché ho disegnato il
triangolo impossibile (oggi noto come triangolo di Penrose)”.
Come si vede, già da allora i matematici erano
consapevoli del fatto che Escher non era un semplice
illustratore di idee scientifiche e matematiche ma qualche
cosa di più e di diverso.
Venerdì
16 Maggio - sera per il pubblico libero
Scuola media Boiardo Vallisnneri
Ore 20,30
La storia della vita
BBC, Gran Bretagna, 1987, 106 min.
C’è chi sostiene che chi
fa per sé fa per tre, eppure la storia testimonia
che solo dalla sinergia di menti fuori dal comune possono
venire alla luce quelle grandi scoperte capaci di sconvolgere
la visione del mondo che ci circonda. E’ il caso
dell’incontro in un’Inghilterra piovosa
degli anni ’50 tra James Watson e Francis Crick.
I due brillanti giovanotti, amanti del gentil sesso,
della buona tavola ma soprattutto della scienza si interrogano
sul segreto della vita, del modo in cui gli esseri viventi
da sempre si riproducono. E se le domande sono grandi,
lo saranno ancora più le risposte, afferma Crick,
catapultando l’ambizioso Watson in un’appassionante
ricerca che li porterà infine a comprendere la
struttura completa del DNA. Il travolgente entusiasmo
dei nostri è reso scenicamente da dialoghi e
ritmi incalzanti, la cura dei particolari e la fedele
ricostruzione storica ci fanno immedesimare nel clima
di grande fervore scientifico delle università
inglesi, un cast di attori affascinanti ci fa definitivamente
ricredere sul prototipo di uomini di scienza soporiferi
e occhialuti. E alla storia non poteva mancare una fanciulla
degna dello stimolante contesto: è la caparbia
Rosalind Franklin, il cui contributo sarà determinante
per approdare alla soluzione finale, ma che non le varrà
purtroppo l’assegnazione del premio Nobel nel
1962, a causa della sua scomparsa prematura. Tra dissapori
e intuizioni geniali gli sforzi di Watson, Crick, della
Franklin e di Maurice Wilkins saranno infine coronati
nella costruzione con asticelle e bulloni del famoso
modello elicoidale, che aprì la strada alle attuali
conoscenze di genetica e dintorni.
Domenica 18 Maggio - pomeriggio
in Casa Spallanzani
Ore 16 ,00 “L’Abate
Spallanzani”
La ballata dell'abate Spallanzani
(da Uomini della scienza)
Regia: Massimo Andrioli, Virgilio Tosi
Consulenza scientifica: Ernesto Capanna
Produzione: REIAC FILM/RAI
Nazionalità: Italia
Durata: 63 min.
Anno: 1976
Lazzaro Spallanzani era un abate biologo
che insegnava all’Università di Pavia e
coltivava la passione per gli esperimenti. Le esperienze
per confutare l’idea della generazione spontanea
o le prove di fecondazione artificiale condotte su un
cane lo resero protagonista di una vera rivoluzione
del pensiero scientifico. La sua storia è inframmezzata
dal commento in studio dello zoologo Capanna, che prelude
alla discussione finale.
A duecento anni dalla sua morte e mentre sono ancora
vivaci i dibattiti sulle varie forme di fecondazione
artificiale e sull’origine della vita, l’opera
di colui che é stato il fondatore della fisiologia
sperimentale e il precursore dell’ingegneria genetica
viene illustrata con sistemi che si rifanno alla drammaturgia
brechtiana: il cantastorie che commenta le situazioni,
l'estraniamento dell'attore dal personaggio e di entrambi
rispetto alle conoscenze biologiche.
La ballata dell’abate Spallanzani fa parte del
ciclo Uomini della scienza, realizzato negli anni 1976-1977,
composto di cinque telefilm dedicati a grandi uomini
della scienza che la RAI trasmetteva in prima serata
con cadenza settimanale. Il matematico Lombardo Radice,
curatore della serie, sceglie un’epoca (tra metà
Settecento e primi decenni dell’Ottocento) in
cui l’intreccio tra storia della scienza e storia
in senso lato è particolarmente evidente. I protagonisti
pertanto non sono solo autori di leggi, teorie o apparati,
ma anche fautori della riorganizzazione della politica
della scienza, degli istituti di formazione e dei rapporti
tra scienza e società, politica e cultura.
Lo stile, più teatrale che televisivo, e nenie
musicali che riportano alle rispettive epoche caratterizzano
tutti gli episodi, con un risultato che oggi appare
datato. Uomini della scienza era invece un prodotto
innovativo e di grande successo, frutto del periodo
aureo della produzione scientifica della televisione
italiana.
15
Maggio
giovedì
Ore 21.15 - Cinema Teatro M.M.Boiardo, Scandiano
Film Il
Petroliere

Daniel Plainview è un cercatore
d'argento che, alla fine dell'800 trova il petrolio
nell'Ovest degli Stati Uniti. La sua ricchezza diventa
considerevole grazie anche allo sfruttamento della presenza
dell'unico figlio che lo aiuta a convincere i contadini
a cedergli i terreni. Troverà però sulla
sua strada un giovane predicatore che prima lo aiuterà
e poi, temendo un troppo veloce arrivo della modernità,
manipolerà contro di lui la comunità.
Le sorti personali, anche se non quelle economiche,
di Plainview subiranno un duro colpo quando il figlio,
a causa di un incidente presso un pozzo petrolifero,
diviene sordo. L'uomo, sempre più accecato da
una misantropia assoluta, lo allontanerà da sé
precipitando sempre piu' nell'avidità del possesso.
Paul Thomas Anderson si ispira per questo film alle
prime 150 pagine del romanzo "Oil!" di Upton
Sinclair il quale tratteggiava la biografia a tinte
forti del magnate Edward L. Doheny (1856-1935). Il regista
che ci ha regalato un film come Magnolia non mentisce
le proprie doti di narratore possente sostenuto da un
cast all'altezza che vede in pole position la prestazione
di Daniel Day Lewis.
Il petroliere è un film fatto di bitume, di corpi
che diventano tutt'uno con la terra e l'oro nero che
la intride. Corpi pronti ad essere spezzati e anche
dilaniati nella ricerca di un possesso avido quanto
amorale. I primi venti minuti di proiezione, privi di
parole, lasciano un'impressione profonda sullo spettatore
quasi volessero offrire una lettura 'fisica' sulle origini
di una specie ben definiti di capitalismo, quella che
crea profitti enormi grazie allo sfruttamento delle
viscere della Terra. È in questo grembo (in un
film in cui non c'è alcuna protagonista femminile)
che Daniel penetra per sottrargli prima l'argento e
poi il petrolio. Ma non è questo l'unico sfruttamento.
Ce n'è anche uno pulito che non si avvale di
muscoli e ossa ma di parole: quello del giovane predicatore
che riesce ad abbindolare i suoi fedeli facendo leva
sulla loro ignoranza. Se nero è il liquido che
sgorga dalla terra altrettanto nera è la divisa
di questo falso servitore di Dio.
La denuncia è tanto pesante quanto carica di
toni che, come la preziosa colonna sonora che assurge
al ruolo di coprotagonista, vanno dall'esasperato al
tenue. Non è un film pacificatore quello del
regista che ha assistito sul suo ultimo set (quello
di Radio America) il grande Bob Altman. Ci sarà
chi lo troverà troppo spettacolare per considerarlo
d'essai e chi invece lo riterrà troppo duro per
avere successo commerciale. Chi scrive ritiene che si
tratti di un film spettacolare per cinefili. Sembra
un ossimoro ma è così.
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